Sante Di renzo

dalla chimica all'editoria

Boncinelli dice di noi

Edoardo BoncinelliUno degli autori “storici” della collana “I Dialoghi” – il genetista Edoardo Boncinelli – parlando degli eventi che hanno dato una direzione importante e precisa alla sua vita, così ha scritto:

«L’ultimo evento, ma forse il più decisivo, fu di natura editoriale. Tra i pazienti di Carotenuto, nel periodo in cui anch’io ero in cura da lui, a Napoli, c’era un chimico che aveva fondato una piccola casa editrice. Si chiamava Sante Di Renzo, e all’epoca mi aveva mandato un suo scritto sul valore culturale della psicoanalisi junghiana su cui avevo espresso qualche perplessità. 

Avrebbe quindi avuto tutti i diritti di tenermi in antipatia, ma non fu così. Mi ricontattò, e mi propose di raccontare la mia storia di scienziato in un libro. Sarebbe stato incluso nella collana “Dialoghi”, che conteneva opere in cui figure di rilievo della letteratura, delle arti o della scienza tracciavano una sorta di mini autobiografia in non più di cento paginette. 

Il primo degli scienziati da lui intervistati era stata Margherita Hack. Letto il suo libro, mi rassicurai sul fatto che si trattava di una cosa seria. Accettai, lui venne a Milano, mi fece una lunga intervista, la sbobinò e me la mandò. Ricordo che era febbraio e che per scrivere il mio testo sulla traccia dello sbobinato iniziai ad alzarmi alle cinque e venti di mattina, abitudine che avrei conservato per i successivi dieci anni. 

Mi svegliavo, lavoravo un po’ e poi naturalmente andavo in laboratorio. È un metodo davvero congeniale alla mia creatività: la sera butto giù i pensieri, la mattina aggiusto la forma. Dipenderà dal fatto che il mio cervello è più fresco, magari, ma appena sveglio il repertorio lessicale da cui posso attingere le parole è estremamente più ricco e trovare i termini giusti mi risulta più facile.

La collana “Dialoghi” non ha avuto la fortuna che sono convinto si meritasse. Molti dei suoi volumi li ho letti, perché anche ora che sono grande continua ad affascinarmi l’idea di sapere come sia stata l’infanzia di uno scienziato di fama, un pensatore o uno scrittore affermato, quali interessi avessero da giovani, come abbiano imboccato la loro strada. E credo che scoprirlo attraverso libri come questi potrebbe essere di grande stimolo per qualunque ragazzo.

Questo è stato il mio primo libro veramente divulgativo, e il calore con cui è stato generalmente accolto mi ha riempito di grande soddisfazione. Ricordo che su “Repubblica” ne uscì una recensione a firma di Luigi e Francesco Cavalli-Sforza. L’articolo si intitolava E dall’oasi uscì il gene del cervello, in riferimento a un passo del testo in cui osservavo come nel nostro Paese la ricerca non sia di grande livello sebbene esistano alcune isole felici. 

Ed esordiva così: “Fare buona ricerca e saperla raccontare non è la stessa cosa. Infatti noi ci siamo messi in due, Luigi e Francesco, per raccontare in maniera efficace le cose della genetica. Questo libro è, invece, di un grande scienziato ed è scritto in maniera comprensibile a tutti”.

Ma le carezze al mio orgoglio non erano ancora finite.

Qualche settimana più tardi, una domenica mattina squillò il telefono di casa; rispose Angela e dall’altra parte del filo sentì una voce che diceva: “Sono Rita Levi Montalcini”. Angela si emozionò un po’, perché non capita tutti i giorni di ricevere una telefonata da un premio Nobel. 

Mi passò la cornetta e la Montalcini mi spiegò che aveva letto il mio libretto e che lo aveva trovato “una bibbia della divulgazione”. Non male come opera di esordio».

[Tratto da: Edoardo BoncinelliUna sola vita non basta. Storia di un incapace di genio – Rizzoli, 2013]