Sante Di renzo

dalla chimica all'editoria

Roald Hoffmann e i suoi interrogativi

Incontrare uno scienziato che si pone interrogativi di ordine epistemologico sul senso della propria disciplina è cosa rara e quanto mai preziosa. Roald Hoffmann è uno di questi. E per me, che come Roald sono un chimico, è stata una vera sospresa constatare la comunanza di taluni interrogativi condivisi.

L’aver vinto un Premio Nobel non l’ha reso affatto appagato o annoiato, dinanzi alle domande sul senso e sul significato del fare scienza. Al contrario, ricordo che al nostro primo incontro, ci siamo abbandonati a una lunga conversazione sul futuro della chimica. E il suo parlare non è fatto di “assoluti”, bensì di dubbi, proposte, domande. 

C’è in lui, nonostante l’età, un modo di conversare e di ascoltare guidato dalla pura e semplice curiosità. Ci siamo conosciuti a un convegno di argomento scientifico a Torino. Roald era uno dei relatori e io mi trovavo lì proprio per lui.

Volevo intervistarlo per la collana “I Dialoghi” e non mi è stato affatto difficile convincerlo, forte del fatto che avevo già pubblicato molti libri di Carl Djerassi, suo grande amico e cofirmatario di un libro scritto a quattro mani: Ossigeno, piece teatrale di argomento scientifico. 

Fin dal primo momento, mi ha fatto sentire a mio agio potermi confrontare con lui su argomenti di ordine filosofico, oltre che scientifico. Credo anzi che Roald sia forse l’unico uomo di scienza a essersi impegnato nella costruzione di una sua personalissima e avvincente filosofia della disciplina chimica. 

E non mi riferisco certo a un filosofeggiare passivo e asfittico: al contrario, il suo pensiero è fortemente dinamico, orientato al futuro e alla continua ricerca di nuove frontiere della scienza da varcare o da mettere alla prova.

La sua passione per il nuovo, per ciò che ancora è sconosciuto ha preso il sopravvento persino durante un incontro che organizzai, qui a Roma, per presentare in una scuola la sua autobiografia: Come pensa un chimico? I ragazzi forse si aspettavano una tediosa lezione di chimica e, invece, si sono trovati davanti a un insigne scienziato che al posto di fargli “la lezione”, si interrogava, insieme a loro, circa le prospettive e le responsabilità della scienza nel mondo attuale e a venire. 

Alla fine dell’incontro, rammento che almeno cento studenti gli chiesero di autografare la loro copia del libro e lui pazientemente dedicò ad ognuno di loro una formula chimica. Ed erano tutte formule differenti. Una sorta di mantra dedicato ad ognuno di loro. È questo l’aspetto più umano di Roald Hoffmann: il suo essere un anziano saggio e al tempo stesso un raggazzo semplice e gioviale. Devo al suo entusiasmo e alla sua generosità, se ho potuto entrare in contatto con molti altri scienziati di fama internazionale, che lui stesso mi ha presentato.